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Riapre la rinnovata Sezione Archeologica Romana del Museo Giovio di Como

Tra i ritrovamenti più interessanti gli interni integri di una locanda per viaggiatori del III secolo d.c.

L'ala corta del Museo Giovio di Como

E’ stata presentata questa mattina – alla presenza del Sindaco di Como, Mario Landriscina, e dell’Assessore alla Cultura, Simona Rossotti,la rinnovata Sezione Archeologica Romana del Museo “Paolo Giovio” di Como, che riaprirà al pubblico domani, sabato 17 novembre alle ore 17, svelando una serie di importanti novità, grazie ad un allestimento più ricco e con nuovi reperti risalenti all'età romana, ma anche con l'aggiornamento di tutti i pannelli e le didascalie in lingua inglese, per rendere la visita più fruibile anche ai visitatori stranieri. 

Un'occasione per conoscere ancora più nel dettaglio il passato della città, anche alla luce del recente ritrovamento in centro a Como di una cospicua quantità di monete d'oro della tarda età romana che ha senza dubbio risvegliato l'interesse per l'epoca e riportato l’attenzione sulla centralità storica del territorio. I nuovi reperti ospitati nel museo, che andranno ad aggiungersi alle importanti opere e ai significativi manufatti che già costituivano l'esposizione, sono frutto di uno scavo urbano effettuato nel 1999 in viale Varese angolo via Benzi, in occasione della costruzione della sede comasca di Regione Lombardia, che ha portato alla luce un intero quartiere e due necropoli di epoca romana.

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Tra i ritrovamenti più interessanti di questi scavi, ora proposti nel nuovo allestimento della Sezione Romana, c’è senza dubbio una locanda per viaggiatori che - grazie a un violento incendio che nel III secolo d.C. causò il crollo del tetto sigillando tutto quanto si trovava all’interno - ha restituito attrezzi da cucina, strumenti legati alle attività nei campi, utensili per lavori di manutenzione, oltre ad un’applique in bronzo che raffigura Dioniso su una roccia con una pantera al suo fianco. Un’attenzione particolare merita la cosiddetta “tomba della maga”, chiamata così perché conteneva oggetti che hanno fatto nascere ipotesi suggestive. 
 

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